L’arte in distilleria

Il 9 di maggio la Fondazione Prada, l’ente creato da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, inaugura la nuova sede di Largo Isarco a Milano.

Il progetto è, nientepopodimeno, di Rem Koolhaas. Già noto alla cronaca per il suo Delirious Newyork, libro in cui dichiarò la sua posizione sulla necessità di un’urbanistica casuale, lontano dalla pianificazione moderna, l’architetto olandese è stato di recente direttore della Biennale di Architettura di Venezia, la mostra-culto che ogni due anni ogni segna il punto della ricerca architettonica. Io, come tutte le altre volte, sono stata a Venezia a Settembre a visitare gli spazi dell’Arsenale e qualche padiglione e mi sono trovata, come sempre, piuttosto perplessa sull’operato dell’architetto in questione. (per chi ha visto la Biennale della Sejima, ci siamo capiti)

Figlio di una famiglia di architetti e pianificatori di Rotterdam (è una gran bella città in cui formarsi un’opinione sull’architettura contemporanea), il nostro Remment si diletta da subito in sceneggiature e testi, è da subito più teorico che costruttore. Dalla fondazione del gruppo OMA al suo anagramma AMO, la sua posizione nel campo dell’architettura è più improntata alla ricerca e alla speculazione teorica che alla pratica, sebbene abbia realizzato più di una pietra miliare dell’architettura così detta decostruzionista (Casa da Musica a Porto, CCTV Headquarters a Pechino tra i più famosi).

Rem entra in rapporti con la famiglia Prada (si vocifera di un flirt tra Miuccia e il bell’olandese) nei primi anni del 2000 realizzando lo store di Beverly Hills e quello di Broadway che mischiano il design del negozio con l’esperienza museale; nel secondo negozio, in particolare, l’insegna del precedente proprietario Guggenheim non verrà mai rimossa, alludendo al ruolo culturale della boutique. (è il negozio con la grande scalinata al centro, inquadrata anche in una scena della serie tv Sex and the City)

Apice di questo percorso culturale lo avremo proprio all’Apertura della nuova Fondazione, negli spazi di una distilleria milanese risalente al 1910, già sede degli archivi di arte contemporanea raccolta negli anni dai due beniamini della maison Prada.

Il complesso industriale è attualmente composto di una cortina edilizia su strada e uno spazio interno popolato da pochi edifici; alcuni di questi il progetto prevede di demolire, altri mantiene, riconoscendo il valore storico e la suggestione insita in alcune delle cappelle e dei sotterranei esistenti.

“L’oggetto indipendente a ovest della grande sala, per ragioni che non sono più chiare, ha talune caratteristiche curiose. Diviso in tre stanze con tre “pulpiti” interni connessi a un balcone esterno, la sua configurazione suggerisce una precisa necessità industriale che ora risulta in un ambiente quasi religioso”

Vuole far rivivere la corte, inserendo una scatola nera multifunzionale e quello che chiama “museo ideale” al centro di questa corte. Elemento completamente originale e più “koolhaasiano”, se posso permettermi, la torre multipiano che reinventa il percorso espositivo e offre spazi originali per l’esposizione e l’esperienza artistica.

Nell’insieme, il progetto di OMA fa l’effetto che mi fece la Biennale: un insieme di oggetti bellissimi organizzati malissimo. L’idea è buona: reinventare lo spazio per l’arte, renderlo più fluido e duttile e svincolarlo dall’iper-staticità dei modelli consolidati (“È sorprendente che a dispetto dell’enorme espansione dei media artistici, il numero di tipologie per l’esposizione d’arte rimanga limitata“), l’esecuzione, a mio avviso, limitata. La carenza di un disegno d’insieme rende gli oggetti perfetti poco godibili e sinceramente “fuori luogo”. Mi rendo conto che questa sia un po’ la cifra dell’intellettuale olandese, ma non smette di essere insoddisfacente.

Mi vengono in mente le parole del professore Giancarlo Consonni in occasione del progetto di Koolhas per la Bovisa “Tra gli effetti di trascinamento di questo caravanserraglio (il coinvolgimento di un architetto di grido, ndR) è l’automatica promozione di alcuni architetti di grido al ruolo di esperti di urbanistica e disegno urbano. Ambiti su cui tali architetti non hanno alcuna preparazione, né alcuna esperienza che giustifichi l’affidamento di compiti di tale importanza”.

Ora, l’intervento circoscritto alla corte di Largo Isarco nulla ha a che vedere con il ridisegno di un quartiere complicato come la Bovisa, ma l’impressione di Consonni resta. L’intervento di un archistar valorizza dal punto di vista umano uno spazio oggi degradato come la zona di Via Ripamonti oltre la cintura della circonvallazione esterna, attirando spettacoli di arte d’avanguardia, mostre prestigiose d’arte antica (almeno due, curate da Settis), proiezioni di film unici (Roman Polanski sta preparando una proiezione speciale proprio per la Fondazione); purtroppo però non sarà la chiave di volta dello sviluppo di un’area che molto ancora ha da fare e da dire. Occasione persa per Milano, occasione guadagnata di visitare il primo bar progettato da Wes Anderson (sì, quel Wes Anderson).

Insomma, di carne al fuoco ce n’è tanta, io spero proprio di essere delusa ed entusiasta della nuova Fondazione Prada. Non ci resta che aspettare il 9 maggio.

Quali Alibi

Shut Up
Shut the fuck up

Zitto Zitto fa’
Zitto Zitto fa’
Zitto zitto fa’
zitto zitto

Sì scusa, ma
Mi era sembrato di vedere qualcosa di strano
Tipo un esercito nemico in uno stato sovrano
Tipo un’aperta violazione degli accordi che abbiamo
Io te lo dico e tu mi dici di parlare piano

Mi era sembrato di notare un fatto poco chiaro
Come una specie di governo ma di terza mano
Con un programma mai approvato che però seguiamo
E neanche posso non votare perché non votiamo

Zitto zitto fa’ finta di niente
Che tanto il mondo gira ancora come sempre
Finché c’è vita be’
C’è la corrente
E meno problemi avrà chi meno si sente

Che per esempio ho conosciuto questo parlamentare
No dice “A me che me ne frega finché è legale
Passare ad una nuova appartenenza e restare
Senza neanche andare che c’ho l’influenza e mi sale”

Su quali alibi calibri la validità
Quali ali di colibrì libri nell’aria
Di quali macabri crimini tragici o comici mi dici che c’è
Chi ti recriminerà
Per quali metodi meriti la tua indennità
Quali labili crediti credi di avere qua
Per quali taciti traffici illeciti eviti di dire che c’è
Chi ti recriminerà

Shut the fuck up

Abbassa la cresta e smetti di chiedere
La busta l’hai vista non farmi ricredere
Poi bacco tabacco, ma soprattutto venere
Vedrai che conviene che smetti di chiedere
Non basta una busta per farmi recedere
L’ho vista ma adesso ne resterà cenere
Ma intanto che aspetti che arrivi la celere
C’è giusto lo spazio per potermi rispondere
Su quali alibi calibri la validità
Quali ali di colibrì libri nell’aria
Di quali macabri crimini tragici o comici mi dici che c’è
Chi ti recriminerà

Zitto zitto fa finta di niente
Che tanto il mondo gira ancora come sempre
Finché c’è vita be’
C’è la corrente
E meno problemi avrà chi meno si sente

Se la vicina Cina ci nasconde cose cos’è meglio dire di restare statici
Ti ci dovevi abituare prima
Ti ci dovevi abituare molto prima
Se caleranno i droni come calabroni come dei ladroni come dei Re magi che calando doni giungono alla meta allora quella sarà l’ultima cometa

Su quali alibi calibri la validità
Quali ali di colibrì libri nell’aria
Di quali macabri crimini tragici o comici mi dici che c’è
Chi ti recriminerà
Per quali metodi meriti la tua indennità
Quali labili crediti credi di avere qua
Per quali taciti traffici illeciti eviti di dire che c’è
Chi ti recriminerà

Daniele silvestri, Quali Alibi

2015: un post lungo.

Approfitto di quel che resta di questo blog per fare la summa del mio 2015.
Ormai pare che questo blog serva solo a questo. (Potrebbe andare peggio, potrebbe piovere.)
Vediamo, dove siamo? È un giovedì d’inverno a Milano, ho trentadue anni, sono sposata, ho un lavoro e due gatti.
Solo dieci anni fa non avrei osato sperarlo.

Miss Ironiglietta e il primo giorno di scuola

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Cos’ho combinato quest’anno? Un sacco di cose. Cose toste, per lo più. Ho perso per due volte il lavoro, nel senso che mi hanno proprio cacciata a calci dai due posti in cui avevo scelto di investire le mie energie e le mie capacità e compito del 2016 sarà quello di fare la pace con questi fallimenti che ancora mi tormentano la notte. In compenso ho messo giù un portfolio che chettelodicoaffare. Poi, vabe’, mi sono sposata. Chiunque mi abbia anche solo intravista IRL o online quest’anno credo ne abbia contezza, per tutti gli altri faccio un riassunto: ci siamo messi vestiti buffi, siamo andati in comune in bici, poi alla castagnola a mangiare, era una giornata splendida, abbiamo ripreso coscienza verso le sei di sera. Un miliardo di cose avrei voluto che andassero diversamente, col senno di poi io e Ale ci siamo divertiti un sacco e questo è impagabile. (il racconto fotografico è qui)

Milano Oggi #nofilter A photo posted by oriella (@roiability) on


È stato l’anno in cui mi sono abbonata a Internazionale e direi che mai più senza (per tutti quelli che sono interessati a quello che succede nel mondo, a leggere punti di vista diversi e sempre interessanti, ma anche ad accumulare un sacco di carta sul comodino, l’abbonamento si fa qui  e costa poco – secondo me)

Playful

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Ho visto un sacco di film. Forse ne vedo sempre molti, quest’anno mi pare più del solito. Ho avuto il piacere di vedere il capolavoro di Fassbender che è Frank, che mi ha ispirato moltissimo a comporre ma con scarsi risultati; la meraviglia visiva di The Secret Life of Walter Mitty, che mi ha fatto innamorare di Space Oddity, che ho voluto ardentemente suonare live con le On A Monday, con buona pace dei presenti al concerto del 25 aprile; Still Alice che mi ha molto commosso; la tamarrata di Mad Max al cinema con Thomas (brillante e cromato!); X+Y  con la tenera follia del suo genio matematico, consigliato agli amanti di A Beautiful Mind; Mary and Max, filmone di animazione, perso forse per mancanza di pubblicità; Mr Holmes che rende giustizia al venerato personaggio di Conan Doyle, e poi, in chiusura d’anno, due splendidi film sulla storia della musica: Jersey Boys e Cadillac Records. Il primo forse più fedele ai fatti, entrambi molto coinvolgenti e didattici rispetto ai momenti chiave di quei periodi storici. Mi piacerebbe parlarne con chi li avesse visti o ne sapesse più di me in merito (penso a esse, chiaramente).

“‘L’amore non è amore senza una capra che vola” A photo posted by oriella (@roiability) on


Last but not least: the Revenant [ The Hateful Eight non lo metto neanche dentro]: se volete un film sulle origini americane con un sacco di neve, bussate Inarritu, impossibile restare insoddisfatti (Leo anche quest’anno niente Oscar, è ora che se ne faccia una ragione).
Questa carrellata di consigli non richiesti la dobbiamo a Facebook, fedele compagno delle nostre vite e ormai unica memoria storica di quello che faccio e che mi interessa.
(Quasi) Nessun biglietto del cinema è stato staccato per queste proiezioni, giacché faccio ormai sempre più fatica a vedere i film doppiati. Per quelli che se lo stessero chiedendo, anche Netflix è fuori dai giochi. Quando ci farà vedere Sense8 in contemporanea mondiale (così come Elementary, New Girl e tutto il resto) se ne riparlerà.

6.Touch #aprillove2015

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Dunque è stato un anno di molti film, di qualche live (pochi, troppo pochi), di due licenziamenti e di un matrimonio con viaggione negli USA. Quelli che ci hanno visti dopo lo sanno. Bello, faticoso, non lo rifarei. (le cose del matrimonio, ancora per poco, si trovano qui) Abbiamo scelto di fare un girone ambizioso, che da New York passasse per New Orleans – come se si potesse PASSARE PER N.O. – per finire a San Diego, con bonus track di Los Angeles. È prevedibilmente stato un massacro, Ale ha guidato quelle sette/otto ore al giorno, no io non guido, soprattutto all’inizio ci siamo fermati poco o niente e abbiamo sbirciato dal finestrino panorami che sì, belli, ma non bellissimi. La zona del Delta del Mississippi, da me desiderata moltissimo, ha lasciato qualche ferita che, chissà, magari diventerà una canzone. Parte più bella del viaggio di gran lunga Colorado e Arizona (manco a dirlo). Visto tante cose, imparato molto sull’America. Esito: bella ma non ci vivrei. Ecco, i miei ormai storici programmi di espatrio si fanno sempre più improbabili. Lavorativamente e non. Col passare degli anni divento sempre più choosy (sì, ho detto choosy): e la svizzera no che ci vuole il tedesco, e la danimarca non vuole immigrati, e Londra costa troppo e poi le licenze professionali, e gli Stati Uniti, boh, mih, mah. Chances are ce ne staremo qui a lamentarci ancora per un po’.

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In tutto questo, mia grande medaglia al valore, io quest’anno mi sono lamentata pochissimo. Con tutti i casini e i grandi passi e le paure e i rischi corsi. Sono stata proprio brava. In compenso causa forse il lavoro o non so, ho perso di vista un sacco di gente. Gente dell’internet, gente conosciuta al lavoro, gente di vite passate e lontane. Questo non va per niente bene. Proposito per il nuovo anno è ritrovare le persone, che una vita vissuta da soli non ha proprio senso viverla.

Qui apro una piccola parentesi Alessandro, mia croce e delizia. Quest’anno direi decisamente più croce. Facciamo che l’anno prossimo è più delizia? Eh? Propositi per il nuovo anno: fare tante cose belle. Forse lo dico tutti gli anni, non lo so, ora vado a rileggere, ma guardando indietro mi sembra sempre di essere stata a farmi un sacco di menate senza poi combinare niente. È vero che non credo nelle cose per le cose. Fare per il fare. Mi pare sempre uno spreco, fare qualcosa che non abbia senso, di cui non si sia convinti al 100%. Con questo dovrò fare i conti per sempre, temo. Rassegnarmi al fatto di imparare dalle cose invece di attendere il momento dell’illuminazione che porterà ad una perfetta esecuzione e al successo gloriosa (eppure sono grandicella per credere ancora alle favole). Lo so, lo dico sempre, almeno ci provo. Salutiamo i due lavori a maglia iniziati nel 2014, le foto delle vacanze del 2013, gli acquerelli abbandonati, le canzoni da scrivere, i concorsi di architettura da fare.

Long way to come, mr @archi_trek #wannabewesandersonfilter

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Al netto di questi sempre validi progetti fattuali, il vero obiettivo per il nuovo anno è riprendere possesso di me stessa. Con poca modestia, sono sempre stata una persona consapevole. Egoista, cattiva, superficiale, noncurante, pigra, saccente, ma in contatto con me stessa. Ho spesso ignorato suggerimenti e consigli perché riuscivo, quasi sempre, a sentire quello che veramente volevo e a farlo. Ho spesso deluso delle persone che mi chiedevano aiuto o comprensione perché ritenevo che l’ascolto o l’empatia avrebbero turbato il mio equilibrio. Ecco, per qualche motivo, negli ultimi due anni, ho perso il contatto con quella persona. Non solo ho perso molti amici ma ho anche smesso di chiedere a me stessa come stavo. Ci pensavo di recente leggendo questo bellissimo saluto a Lemmy dei Motorhead e un articolo con dei consigli per le persone con disturbi psichiatrici – che sto cercando senza successo da venti minuti: voglio essere una persona che lasci un segno. Una delle più mie grandi soddisfazioni era quella di illuminare e ispirare le persone attorno a me. Nel 2016 voglio tornare a essere quella persona. Rialzare la testa (e magari smettere di avere maldischiena), prendermi il tempo per le cose che sono importanti, smetterla di correre che tanto non serve a niente. Smetterla di sentire che il tempo sta passando inesorabilmente (questo è più difficile). Prendermi il gusto delle cose che faccio e la soddisfazione di averle fatte con piacere. Essere contenta di come sono e di dove sto. E poi ovviamente mettere la crema corpo e andare in palestra e tutto il resto. La vita è breve ma rincorrerla non è un bel gioco e adesso basta.

Cabrio a 38° aka How to die. A photo posted by oriella (@roiability) on

Spero di avere la forza di adattarmi alle cose che mi servono e di combattere quelle che posso cambiare e di fare qualche scelta giusta, che male non farebbe, ecco.

Promise

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Memole è il nome mio, folletto sono io #stayfoolish #haircolor A photo posted by oriella (@roiability) on

Getty Center #nofilter #la #architecture

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Faire, savoir faire, faire savoir – un post di inizio anno

Questo è il mio post d’inizio anno.
È un po’ tardi? Be’ sì ma stavo facendo le cose.

Infatti, miei piccoli amici, questo 2015 è un anno di fare le cose.
Io, Roi, ho deciso di smetterla col giustificazionismo adolescenziale e una certa vetusta rigidità mentale: quest’anno si fa.

Ho letto qualche giorno fa una pubblicazione di Alessandra Farabegoli che parlava del personal branding e riportava il motto faire, savoir faire, faire savoir.
La semplicità e la praticità di queste tre fasi mi ha colpito. Ho cominciato a rifletterci e ad allontanarmi dalla mia poetica filosofica, dalle mille considerazioni sulla vita perfetta. Come sempre succede, a questo punto dell’anno, conta quello che si fa.
E allora forse, di questa triade vincente, quello che mi manca è proprio il punto 1. Quello che invidio sempre agli altri, quello che mi demoralizza e mi fa abbandonare i progetti.
Allora spero che non sia retorica d’inizio anno e voglio mettere giù, cosa per cosa, i raggiungimenti pratici di quest’anno.

Ho cominciato facendo il giro della Turchia (nel senso che ho detto di sì), dalla trafficata Istanbul alla famosa Efeso passando per il sito verdeggiante di Troia poi Pamukkale – che si legge pamucalè – con la sua cascata di travertino e la sua città sacra, il lago Egirdir (già Egridir) e Goreme nel parco Nazionale della Cappadocia. Qui le foto dell’iniziatore del viaggio (le seicento foto che ho scattato con la compatta Leica le vedrete in comode rate mensili a partire da ottobre 2015) (alla faccia del teaser, eh?)
Ho letto due libri (eh, oh): Harold Fry, che mi ha fatto piangerissimo; e La compagnia dei Celestini, che mi ha ricordato le Vite Immaginarie.
Ho fatto i capelli rosa e ho convinto Claudia a farmi delle bellissime foto. A prescindere dall’esito sono contentissima, perché stava nella lista delle mie Dieci cose da fare prima di morire.
Ho rimesso mano alle foto del viaggio in Normandia del 2012 (che ricordiamo essere millecinquecento) e i risultati compariranno mano a mano qui.

Rispetto a questo punto dell’anno scorso, faccio un lavoro che mi soddisfa e da cui sto imparando tantissimo, anche se mi porta nella fredda Germania dove mi prendo gli accidenti; gli orari sono assurdi e spesso penso di mollare; quando arriverà il momento lo farò.
Sto anche guadagnando più soldi (tadà) e decidendo come investire i miei risparmi, come una bimba grande.

Ho poco tempo per fermarmi a riflettere su cosa faccio e come lo faccio, ma ho deciso di rimandare tutto a quando avrò più tempo e meno occasioni. Quest’anno si prova così.

2014: L’anno dei miei 30 bis

Volevo fare di nuovo un post smieloso di fine d’anno, che a me il 31 dicembre mi scappa sempre.
Volevo scrivere quello che ho fatto, quello che volevo fare e quello che farò l’anno prossimo.
Siccome non mi ricordo molto bene, sono andata a rivedermi le foto.

Ho cominciato di corsa
Ho cominciato di corsa (poi mi sono fermata).
amicissie
Ho coltivato delle amicissie (che sono anche molto belle).
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Come tutti i bravi architetti sono stata al Salone del Mobile 2014
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E ho finito una ristrutturazione (EEEeeeee!)
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Sono finalmente riuscita a portare Ale in Israele (in foto il Mar Morto)
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Sono stata al Lago colle amiche
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E ho portato Gaetana in gita sul treno.

 

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Siamo andata a fare una gita sul lago di Lecco.
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Ho comprato una bellissima bici gialla
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E ho anche ripreso a giocare a beach volley.
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Abbiamo adottato due bellissime Picci: Diana Picci e Persefone Picci
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Una gatta più piccola del mio piede (aww)
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Ho creato un rapporto molto speciale con una certa gattina.
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Ho fatto un incidente in bicicletta ma sono guarita subito (grazie a un importante aiuto di Picci)
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E poi avevo trovato la mia gatta gemella.
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Ho compiuto per la seconda volta Trent’anni (può succedere)
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E ho finalmente ricevuto in regalo un proiettore (e altre cose).
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E ho visitato le Isole Tremiti.
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Sono tornata a Zurigo!

 

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Ho fatto una vacanza con mio fratello.
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E abbiamo festeggiato la mamma ad Alba.
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Sono stata al concerto di Ani di franco (<3)
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Come tutti i bravi architetti (bis) sono stata alla Biennale di Architettura a Venezia. Recensione: Rem Koolhas schifo.
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Le gatte avevano fatto amicizia con mia sorella.
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Diana è diventata la gatta più bella del mondo.
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E Persie una gatta molto rilassata.
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Ho visitato un sito Patrimonio Unesco, che poi è anche pazzesco (Pamukkale)
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Ho visitato lo stesso sito di prima, che sopra ha un teatro romano imperiale che è tipo la cosa più bella mai vista.
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E’ stato un grande anno per l’agnello.
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Ho visto Santa Sofia (da fuori)
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E anche Troia (che era bellissima).
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Ho passato gli ultimi attimi del 2014 su una lingua di terra infilata dentro il lago di Egirdir, in Turchia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Allora intanto vi siete visti quello che ho combinato quest’anno, il post delle bugie con i buoni propositi ve lo faccio quando torno dalla Turchia.

Buon 2015 folks! Che sia un anno di successi!

Un anno di rivoluzione

 


Sono un paio d’anni, ormai, che a capodanno, negli auguri, seguo la scia del mio amico Rob e scrivo “per un nuovo anno di rivoluzione”. Suona abbastanza rock’n’roll e fa la sua figura. Riguardo al significato, poi, nessuno si interroga mai sul significato degli auguri.
Ecco, a forza di rimbalzarmi indietro, mi sa che stavolta tutti quegli ” anche a te” hanno funzionato.
Sin dall’inizio, quest’anno ha portato con sé un grosso, spaventoso potenziale che ora sembra essersi scatenato in tutta la sua furia rivoluzionaria.
Spiego spaventoso: quando lo studio per cui lavori non riceve più incarichi e quelli che ci sono si strascinano e i cantieri non partono mai eccetera, insomma uno un po’ se l’aspetta, però finché non senti la frase “non posso più pagare” ti limiti a guardare offerte di lavoro in Canada e a Londra e a fantasticare di vite oltreoceano.

La frase è stata proferita un lunedì di qualche mese fa, quando ero in ben altre faccende affaccendata, e questa storia del lavoro non la stavo considerando più di tanto.

C’è stata la botta, l’assestamento, poi una specie di germogliare: di idee, di contatti, di proposte.  Mi ero fatta l’idea che nello stand by lavorativo avrei potuto trovare il tempo per fare quelle cose che uno aspetta di poter fare, quel famoso progetto di ricerca chiuso nel cassetto, il curriculum come si deve, le foto ai lavori vecchi, instaurare una collaborazione freelance con quel gruppo di architetti fichi.

Tutto bene, tutto bello, un sacco di idee nuove, l’entusiasmo, il tempo per stare in giro, per vedere, per leggere. Un paio di ristrutturazioni da seguire per i fatti miei, la speranza che forse le cose arrivano al momento giusto.

Poi passa un mese, io passo dallo studio ormai soltanto per coprire quando non c’è nessuno, a pranzo mi cucino le polpette e al pomeriggio finisco sempre per fare un pisolo, solo che il conto in banca è sempre lì, che mi guarda con gli occhi spenti, le ristrutturazioni che dovevano partire non partono e per quanto non lo si voglia mai, il panico arriva.

E quindi insomma quando salta fuori che c’è un amico di amici che cerca degli architetti (esiste ancora qualcuno che cerchi architetti?) mandare il cv è giocoforza, il colloquio è duretto perché sono fuori allenamento, ma il posto è mio.

E adesso?

Che ne è dei miei sogni di gloria, del tempo per la ricerca, per le cose belle e nuove?

Ho ancora qualche giorno per sistemare il progetto di ricerca e inviarlo, portare quella pratica al catasto, fare gli incontri per il vecchio studio e passare il testimone a chi di dovere. Poi si comincia. Vita nuova, ditta nuova. Potrebbe essere bellissimo e gratificante e farmi svoltare la carriera come essere un lavoro logorante e frustrante. Come sempre, bisogna stare a guardare.

Col cervello bene acceso e il respiro calmo.

Soluzione totale finedimondo

Per tutti voi che, come me, avete cominciato a bestemmiare quando twitter ha iniziato a notificarvi anche quante volte al giorno fanno pipì i vostri contatti (da questo momento qui, all’incirca), ecco la vostra agognata risoluzione.

*siccome in molti non capivano, seguono screenshot della mia applicazione android

 

Apertura dell'applicazione. A destra in alto abbiamo i tre puntini che identificano il menù di impostazioni.
Apertura dell’applicazione. A destra in alto abbiamo i tre puntini che identificano il menù di impostazioni.
Cliccando sull'icona delle impostazioni si apre un menù a tendina in cui andiamo a selezionare Settings,
Cliccando sull’icona delle impostazioni si apre un menù a tendina in cui andiamo a selezionare Settings,
Si apre la schermata di impostazione. Qui non ci interessa esplorare la Notification Timeline, quindi fate attenzione: clicchiamo sul nome utente, nel mio caso Roiability.
Si apre la schermata di impostazione. Qui non ci interessa esplorare la Notification Timeline, quindi fate attenzione: clicchiamo sul nome utente, nel mio caso Roiability.
Si apre una nuova schermata in cui possiamo impostare molte opzioni, noi decidiamo di limitarci alle notifiche. Possiamo spuntarle oppure cliccarci sopra (la seconda che hai detto!).
Si apre una nuova schermata in cui possiamo impostare molte opzioni, noi decidiamo di limitarci alle notifiche. Possiamo spuntarle oppure cliccarci sopra (la seconda che hai detto!).
Compare un elenco di tutte le notifiche di twitter. Qui possiamo spuntare, ovvero togliere quello che non ci interessa.
Compare un elenco di tutte le notifiche di twitter. Qui possiamo spuntare, ovvero togliere quello che non ci interessa.
Mi raccomando, la parte più molesta riguarda queste ultime voci (Recommandations &News)
Mi raccomando, la parte più molesta riguarda queste ultime voci (Recommandations &News)

Di tutti i miei pani

prove di pane
pane colorato
pane colorato
pane sciapo e un po’ triste
numero tre
pane numero tre
pane numero tre
pane borioso
pane gnucchetto – particolare
pane gnucchetto
pane di mare
pane di mare – preparazione
pane di mare 2
pane di mare – lievitazione
pane bianco
panebianco
pieghe nella memoria
pieghe nella memoria
pane con le fossette
cena con pane sgorbio

 

Dopo il grande debutto, per qualche anno mi sono divertita a panificare con la pasta madre. I risultati sono stati alterni e dopo un po’ mi sono – come sempre- annoiata.

Oggi però ho fatto una raccolta delle mie produzioni e mi ritrovo molto soddisfatta del tempo perso 🙂