Ieri abbiamo fatto un giretto in bici

by roiability on aprile 26, 2014

 

 

(it’s coming, it’s coming)

Un anno di rivoluzione

by roiability on aprile 21, 2014

 


Sono un paio d’anni, ormai, che a capodanno, negli auguri, seguo la scia del mio amico Rob e scrivo “per un nuovo anno di rivoluzione”. Suona abbastanza rock’n’roll e fa la sua figura. Riguardo al significato, poi, nessuno si interroga mai sul significato degli auguri.
Ecco, a forza di rimbalzarmi indietro, mi sa che stavolta tutti quegli ” anche a te” hanno funzionato.
Sin dall’inizio, quest’anno ha portato con sé un grosso, spaventoso potenziale che ora sembra essersi scatenato in tutta la sua furia rivoluzionaria.
Spiego spaventoso: quando lo studio per cui lavori non riceve più incarichi e quelli che ci sono si strascinano e i cantieri non partono mai eccetera, insomma uno un po’ se l’aspetta, però finché non senti la frase “non posso più pagare” ti limiti a guardare offerte di lavoro in Canada e a Londra e a fantasticare di vite oltreoceano.

La frase è stata proferita un lunedì di qualche mese fa, quando ero in ben altre faccende affaccendata, e questa storia del lavoro non la stavo considerando più di tanto.

C’è stata la botta, l’assestamento, poi una specie di germogliare: di idee, di contatti, di proposte.  Mi ero fatta l’idea che nello stand by lavorativo avrei potuto trovare il tempo per fare quelle cose che uno aspetta di poter fare, quel famoso progetto di ricerca chiuso nel cassetto, il curriculum come si deve, le foto ai lavori vecchi, instaurare una collaborazione freelance con quel gruppo di architetti fichi.

Tutto bene, tutto bello, un sacco di idee nuove, l’entusiasmo, il tempo per stare in giro, per vedere, per leggere. Un paio di ristrutturazioni da seguire per i fatti miei, la speranza che forse le cose arrivano al momento giusto.

Poi passa un mese, io passo dallo studio ormai soltanto per coprire quando non c’è nessuno, a pranzo mi cucino le polpette e al pomeriggio finisco sempre per fare un pisolo, solo che il conto in banca è sempre lì, che mi guarda con gli occhi spenti, le ristrutturazioni che dovevano partire non partono e per quanto non lo si voglia mai, il panico arriva.

E quindi insomma quando salta fuori che c’è un amico di amici che cerca degli architetti (esiste ancora qualcuno che cerchi architetti?) mandare il cv è giocoforza, il colloquio è duretto perché sono fuori allenamento, ma il posto è mio.

E adesso?

Che ne è dei miei sogni di gloria, del tempo per la ricerca, per le cose belle e nuove?

Ho ancora qualche giorno per sistemare il progetto di ricerca e inviarlo, portare quella pratica al catasto, fare gli incontri per il vecchio studio e passare il testimone a chi di dovere. Poi si comincia. Vita nuova, ditta nuova. Potrebbe essere bellissimo e gratificante e farmi svoltare la carriera come essere un lavoro logorante e frustrante. Come sempre, bisogna stare a guardare.

Col cervello bene acceso e il respiro calmo.

Soluzione totale finedimondo

by roiability on febbraio 3, 2014

Per tutti voi che, come me, avete cominciato a bestemmiare quando twitter ha iniziato a notificarvi anche quante volte al giorno fanno pipì i vostri contatti (da questo momento qui, all’incirca), ecco la vostra agognata risoluzione.

*siccome in molti non capivano, seguono screenshot della mia applicazione android

 

Apertura dell'applicazione. A destra in alto abbiamo i tre puntini che identificano il menù di impostazioni.

Apertura dell’applicazione. A destra in alto abbiamo i tre puntini che identificano il menù di impostazioni.

Cliccando sull'icona delle impostazioni si apre un menù a tendina in cui andiamo a selezionare Settings,

Cliccando sull’icona delle impostazioni si apre un menù a tendina in cui andiamo a selezionare Settings,

Si apre la schermata di impostazione. Qui non ci interessa esplorare la Notification Timeline, quindi fate attenzione: clicchiamo sul nome utente, nel mio caso Roiability.

Si apre la schermata di impostazione. Qui non ci interessa esplorare la Notification Timeline, quindi fate attenzione: clicchiamo sul nome utente, nel mio caso Roiability.

Si apre una nuova schermata in cui possiamo impostare molte opzioni, noi decidiamo di limitarci alle notifiche. Possiamo spuntarle oppure cliccarci sopra (la seconda che hai detto!).

Si apre una nuova schermata in cui possiamo impostare molte opzioni, noi decidiamo di limitarci alle notifiche. Possiamo spuntarle oppure cliccarci sopra (la seconda che hai detto!).

Compare un elenco di tutte le notifiche di twitter. Qui possiamo spuntare, ovvero togliere quello che non ci interessa.

Compare un elenco di tutte le notifiche di twitter. Qui possiamo spuntare, ovvero togliere quello che non ci interessa.

Mi raccomando, la parte più molesta riguarda queste ultime voci (Recommandations &News)

Mi raccomando, la parte più molesta riguarda queste ultime voci (Recommandations &News)

Di tutti i miei pani

by roiability on gennaio 21, 2014

prove di pane

pane colorato

pane colorato

pane sciapo e un po’ triste

numero tre

pane numero tre

pane numero tre

pane borioso

pane gnucchetto – particolare

pane gnucchetto

pane di mare

pane di mare – preparazione

pane di mare 2

pane di mare – lievitazione

pane bianco

panebianco

pieghe nella memoria

pieghe nella memoria

pane con le fossette

cena con pane sgorbio

 

Dopo il grande debutto, per qualche anno mi sono divertita a panificare con la pasta madre. I risultati sono stati alterni e dopo un po’ mi sono – come sempre- annoiata.

Oggi però ho fatto una raccolta delle mie produzioni e mi ritrovo molto soddisfatta del tempo perso :)

 

 

2013 and counting

by roiability on dicembre 31, 2013

È l’ultimo dell’anno. E questo è un post di pianginismo.

Non dovrebbe esserlo, ma non dovrebbe manco essere l’ultimo dell’anno, fosse per me; anche perché, come ha detto un’amicamia, a me mi sembra lo stesso anno da tre anni.

Detto questo, sancito lo spirito ottimista di questo tanto atteso pezzo, posso prodigarmi nell’analisi doverosa dell’anno che si sta concludendo. Ché io mica la volevo fare, ma poi ho scoperto che non lo fa più nessuno e insomma mi tocca di dare il buon esempio.

Cos’ho fatto quest’anno?
Grazie per averlo chiesto. Di niente, figurati.

Come tutti i già anziani ma ancora non adulti (scrivo solo tostoini <3 ) ho sempre tante belle speranze ma poi, a conti fatti, mi guardo in tasca e di quello che mi aspettavo non c’è quasi nulla. Ma se le tasche sono bucate? Ma se quest’anno i pantaloni vanno senza tasche? Per questi ed altri problemi, il mondo contemporaneo ci offre una facile soluzione: instagram. Instagram? instagram. Oggigiorno tutto si fa con Instagram.
Insomma che negli ultimi giorni ho visto comparire in rete una serie di video con musichine strappalacrime fatte con questo attrezzo qua che si chiama Statigram e ti fa le statistiche del tuo Instagram (OMG come ho fatto senza??) e tira fuoti, per l’occasione, un video con le immagini più importanti del tuo 2013 (e come fa a saperlo? magiaaaa!). L’ho fatto, fiduciosa che avrebbe finalmente chiarito gli eventi più importanti accaduti nella mia esistenza mentre io ero impegnata a twittare: niente, sono solo miei selfie. O meglio, 4 miei selfie e una foto del ponte del diavolo della Lunigiana. (-Bene! Quest’anno hai fatto il ponte del diavolo! -No, l’ho solo fotografato. -Ah, ok.)

Questo detto, ne vorremo dedurre che il 2013 è stato un anno molto introspettivo? umh no. Che Instagram sia sopravvalutato? Ma chi siamo noi per eccetera.

Procederò piuttosto a dire le cose che mi ricordo essere successe quest’anno, con tanto di commento di autoanalisi, come se gliene fregasse qualcosa a qualcuno. (la porta è da quella parte, copritevi bene che fuori fa freddo)

un collo di maglia: che cos’è? si chiederanno i miei piccoli lettori. eh già, e se ve lo spiego, che alone di mistero creo? è un ripara collo (tipo sciarpa ma chiuso, per intenderci), è la prima cosa conclusa che ho fatto con queste manine a maglia (quella roba coi ferri che facevano le nonne e che adesso fanno gli hipster), l’ho fatta per il consorte che ogni tanto fa anche finta di mettersela per darmi soddisfazione. picci.

Foto di me by storvandre

Foto di me by storvandre

ho tagliato i capelli: e sticazzi? no, sticazzi no. solo i capelli, grazie. li ho tagliati per via del fatto che erano passati cinque anni dall’ultima volta che l’avevo fatto. sì, è una mia psicosi, tu c’hai le tue, stai tranquillo. insomma che ZAN! via tutto! (questo nel video di Statigram si vedeva bene, in effetti, ma basta guardare queste due qui: prima e dopo. ecco.) Rigenerazione, ritorno alle origini, liberazione dalla schiavitù del phon e dei balsami, eccetera eccetera. Il mio momento punk che ciclicamente ritorna (e infatti sto pensando di farmi la cresta ma non ditelo al mio capo).

io con i capelli thirty

io con i capelli thirty

l’anello: dopo che gli avevo detto “quando ti decidi mi compri un anello”, lui l’anello me l’ha effettivamente comprato. stiamo lavorando per voi. state tùni.

l’anello

 

le ragazze: siccome non sono capace di fare le cose come si deve, abbiamo deciso di metterci un obiettivo e di arrivarci, anche in qualche modo. e infatti il modo non è stato proprio quello giusto, ma comunque. Loro si chiamano On a Monday (e pure io, vabe’) e sono il mio gruppo di donne. Donne perché ho un gruppo anche cogli uomini, che si chiama LPDR, ma avevamo già suonato e quindi non vale. Abbiamo suonato qui ed ero agitatissima e preoccupatissima e mi sono impanicata e insomma vabe’ e poi anche qui ed è andata meglio (secondo me, ma anche secondo tutti).

On a Monday Live @Spazio A

On a Monday Live @Spazio A

 

tutte queste cose! e tutte da sola! mammamia! eh già, modestamente, vogliodire.

poi quest’anno ho visto: (a casaccio) il castello di budapest, la mole di torino, villa ada e villa borghese a roma, la lunigiana, la biennale d’arte di venezia, soncino, l’acropoli <3, piazza san pietro, vulci, il museo archeologico di milano, la domus di brescia, il ponte di patrasso, l’albania. (pics available on instagram, chiaramente)

 

Vulci, un sottofondo con l'acqua calda per scaldare la stanza, epoca etrusca.

Vulci, un sottofondo con l’acqua calda per scaldare la stanza, epoca etrusca.

hamburger e patatine di Pisacco, di Andrea Berton, come parte del mio percorso formativo in Food Experience Design

hamburger e patatine di Pisacco, di Andrea Berton, come parte del mio percorso formativo in Food Experience Design

Atene, Acropoli, vista della Loggia delle Cariatidi.

Atene, Acropoli, vista della Loggia delle Cariatidi.

 

 

 

 

 

 

 

Damon Albarn, invecchiato.

Damon Albarn, invecchiato.

Dedica di Guido Catalano alla sottoscritta

Dedica di Guido Catalano alla sottoscritta

I Sigur Rós, nel concerto più spettacolare dell'anno.

I Sigur Rós, nel concerto più spettacolare dell’anno.

 

 

 

 

 

 

poi ho visto nick cave, i sigur ros e i blurliebeskind e mi sono fatta fare l’autografo da Guido Catalano.

oltre al trip della maglia (ho fatto un altro cappellino e ora sto componendo un indumento segretissimo) sono anche caduta pesantemente nel tunnel dei trucchi, ma mi sto controllando lo giuro, vostronore. (non compro un ombretto da 112 giorni 13h e 43 minuti.)

ho letto 5 libri, che sono pochi, ma sono meglio di niente. quello che mi è piaciuto di più è stato “sopporta, cuore” della eva cantarella.

questo è l'anno in cui ho comprato la mia prima orchidea (e anche la mia prima gardenia, ma non ho foto :( )

questo è l’anno in cui ho comprato la mia prima orchidea (e anche la mia prima gardenia)

è anche l'anno in cui ho mangiato per la prima volta la pizza bianca con la mortazza: tadà

è anche l’anno in cui ho mangiato per la prima volta la pizza bianca con la mortazza: tadà

 

 

 

 

 

 

 

ho fatto (e fatto fare a quel disgraziato) 54 km in bici vai e vieni alla Certosa di Pavia, con la corsa ho un po’ mollato che mi faceva male il ginocchio, però ho fatto molto yoga (ho 1,31k su daily yoga, qualunque cosa voglia dire) e potevo anche dire di aver finito un intero programma (una serie di esercizi) entro il 2013, ma me ne mancano ancora 2 e quindi niente, è tutto perduto. però forse da gennaio riprendo a correre (ho detto forse).

la mia attività sportiva di quest'anno

la mia attività sportiva di quest’anno

Cosa mi aspetto dal prossimo anno?

Un cazzo (lo sapevo che era una domanda trabocchetto). Però c’è qualcosina che mi piacerebbe raggiungere diciamo nel medio lungo termine CHE MAGARI SAREBBE IL CASO DI COMINCIARE.

Tipo: questa cosa dei trentanni, come la vogliamo mettere? Ce l’hai la casa? no. Ce l’hai una famiglia? ahem, circa. tic tac tic tac tic taaaac

Bando alle ciance: obiettivi concreti.

guadagnare di più. eh già ma c’è la crisi e così e cosà. ho capito ma io sto trattenendo il fiato perché se mi adebitano la carta di credito sono in rosso. io dico che a trentanni si può guadagnare di più. meglio, si deve. e siccome dipende da me, se il mio capo non ha altro da offrire, toccherà cercare altrove. un altro ufficio, un’altra città, un altro paese.

costruire qualcosa. per molti è solo un termine metaforico in bocca alle mamme quando ti vogliono dire quanto sei sfigato, nel caso nella mia professione, l’unico modo per trovare dei clienti: costruire qualcosa. una cosa qualunque, il bagno della zia, la stanzetta dell’amico, il giardino del vicino. progettare, realizzare, fotografare. altrimenti è meglio cambiare professione, seriamente.

Se fossi una persona seria mi fermerei qui, che due cose all’anno potrebbero trasformare il destino dell’umanità. Ma siccome mi piace puntare all’impossibile scrivo anche:

scrivere una canzone: senza paura, senza rima, magari anche senza punteggiatura. provarci, riprovarci, limare, farcela. chiedere aiuto, sbagliare, ricominciare.

andare a vivere in un’altra città: per provare, per lamentarsi anche lì, per avere un secondo termine di paragone.

prendersi più responsabilità: perché scansare i paduli è roba da quindicenni e forse è il caso di buttarsi in qualcosa, anche se non è quello che ho scelto e come l’ho scelto. per controllare di essere vivi e di stare facendo qualcosa a questo mondo.

alzare il culo: sempre. troppo tempo per i rimpianti e troppa poca fatica quando poi le cose le fai per davvero. basta rimandare, basta lamentarsi, basta. (a questo proposito, vi rimando alle 10 cose da smettere per avere un anno migliore ) (non lo capisci perché non sai l’inglese? congratulazioni! hai vinto un nuovo proposito per il nuovo anno!)

imparare una nuova lingua: che sia il danese o il cinese, l’arabo, l’hindi. le lingue servono sempre, non ingrassano, non passano di moda e non occupano spazio.

vabene, la smetto. tanto non ci crede nessuno.

ci si vede di là.

P.S. il telefono poi non è tornato. il telefono poi è da buttare. il telefono forse a gennaio me ne piglio uno nuovo.

P.P.S. Se perfavore instagram per il nuovo anno ci porta dei plugin utilizzabili, grazie, baci.

Hello freddy my old friend – intermezzo filosofico

by roiability on settembre 5, 2013

Causa manutenzione del mio smartphone, i post vacanzieri sono momentaneamente interrotti (nella vana speranza che il telefono torni con le foto ancora al loro posto).

Nel frattempo vi propongo una raccolta di brani selezionati dalla mia lettura estiva (sì, è in inglese, mbè?)

Friedrich Nietzsche – Philosophy in the Tragic Age of the Greeks

Philosophy_in_the_Tragic_Age_of_the_Greeks

 

sulla supposta superiorità delle versioni originali:

People who prefer to spend their time on Egyptian or Persian philosophy rather than on Greek, on the grounds that the former are more “original” and in any event older, are just as ill-advised as those who cannot deal with the magnificent, profound mythology of the Greeks until they have reduced it to the physical trivialities of sun, lightning, storm and mist which originally presumably gave rise to it.
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sulla sete di conoscenza e sui suoi risvolti:

Whoever concerns himself with the Greeks should be ever mindful that an unrestrained thirst for knowledge for its own sake barbarizes men just as much as a hatred of knowledge.
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sui diversi tipi filosofici, puri e misti:

Whoever wants to point out the disadvantageous aspect of the older masters may call them one-sided and their posterity, including Plato at the head, many-sided. But it would be more correct and simple to comprehend the latter as philosophic mixed types, and the former as pure types.
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sull’istituzione come avversaria alla cultura ellenica:

What is far more important, however, is that the mixed types were founders of sects, and that sectarianism with its institutions and counterinstitutions was opposed to Hellenic culture and its previous unity of style.
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sul filosofo:
The philosopher seeks to hear within himself the echoes of the world symphony and to re-project them in the form of concepts. While he is contemplative-perceptive like the artist, compassionate like the religious, a seeker of purposes and causalities like the scientist, even while he feels himself swelling into a macrocosm, he all the while retains a certain self-possession, a way of viewing himself coldly as a mirror of the world.
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sull’eterno ritorno del divenire:
“(…) But ever and anew, another such world of ephemerality will construct itself. Who is there that could redeem you from the curse of coming-to-be?”
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sulla paralisi che scaturisce dall’idea di un perpetuo divenire:
The everlasting and exclusive coming-to-be, the impermanence of everything actual, which constantly acts and comes-to-be but never is, as Heraclitus teaches it, is a terrible, paralyzing thought.
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sulla palingenesi del mondo:
He believes, like Anaximander, in a periodically repeated end of the world, and in an ever renewed rise of another world out of the all-destroying cosmic fire.
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sull’ineluttabilità della verità:
(…) let the wheel of time roll where it will, it can never escape truth.
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sulla maledizione della dicotomia mente/corpo:
By wrenching apart the senses and the capacity for abstraction, in other words by splitting up mind as though it were composed of two quite separate capacities, he demolished intellect itself, encouraging man to indulge in that wholly erroneous distinction between “spirit” and “body” which, especially since Plato, lies upon philosophy like a curse.
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sull’estrema facilità di passaggio dalla materialità al mondo dell’essere:
In those days it was possible for a Greek to flee from an over-abundant reality as though it were but the tricky scheming of the imagination—and to flee, not like Plato into the land of eternal ideas, into the workshop of the world-creator, feasting one’s eyes on the unblemished unbreakable archetypes, but into the rigor mortis of the coldest emptiest concept of all, the concept of being.
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sulla ridicolaggine dell’approccio all’essere:
“(…) Take away everything that comes-to-be, everything lush, colorful, blossoming, illusory, everything that charms and is alive. Take all these for yourselves and grant me but the one and only, poor empty certainty.”
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sul valore delle parole:
Words are but symbols for the relations of things to one another and to us; nowhere do they touch upon absolute truth.
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sull’eccezione logica del “nous”:
This exception is logically highly suspect, especially considering the material nature of nous as described earlier.
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sulla meraviglia dell’origine meccanica:
Is it not a sublime thought, to derive the magnificence of the cosmos and the marvellous arrangements of the stellar orbits wholly from a single, simple, purely mechanical movement, from a mathematical figure in motion as it were! Instead of seeing in it the intentions and the intervening hands of a machine-god, he derived it from a type of oscillation which, once having begun, is necessary and predictable in its course and attains effects which are the equal of the wisest calculations of ratiocination, and of the utmost planning of purposiveness—but without being them.
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sull’arte di Anassagora:
The Spirit of Anaxagoras is a creative artist. It is, in fact, the most tremendous mechanical and architectural genius, creating with the simplest means the most impressive forms and orbits, creating a movable architectonic, as it were, but ever from the irrational free random choosing that lies in the artist’s depths.
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sull’elite di seguaci di Anassagora:
He treated of physical things as reverently and with the same mysterious awe with which we stand before an antique temple. His doctrine became a sort of free-thinker’s devotional exercise, protecting itself by means of the odi profanum vulgus et arceo and cautiously choosing its devotees from the highest, noblest Athenian society.
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But the greatest Anaxagorian of them all was Pericles, the mightiest and worthiest man on earth. As to him Plato testifies that only the philosophy of Anaxagoras gave his genius its sublime flight. When he stood before his people as public orator, in the beautiful rigidity and motionlessness of a marble Olympian and began to speak, calmly, wrapped in his mantle, its draperies unmoved, his countenance without change of expression, without smile, his strong voice powerfully even—when, totally different from Demosthenes, he spoke in his “Periclean” manner, thundering, flashing, destroying, redeeming—then he represented the very image of the Anaxagorian cosmos, the image of nous itself that has built for itself a most beautiful and worthy mansion. Pericles represented the visible human realization of the constructive, moving, distinguishing, ordering, reviewing, planning, artistically creative, self-determining power of the spirit.
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sulla fondamentale distinzione filosofica di Anassagora:

In other words, they failed to recognize the meaning of Anaxagoras’ renunciation, which had been the outcome of his truly pure scientific method, the method which in all cases and above all else asks not to what end something arises (causa finalis) but how something arises (causa efficient).
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Proposito

by roiability on settembre 4, 2013

Il mio proposito per il nuovo anno (lavorativo, ebraico, contadino, chiamatelo come preferite) è di fare meno cose, ma farle bene.

- disse con dieci tab aperte sul browser e altri tre programmi in corso -

Fare meno cose ma portarle a termine, coccolarle, seguirle dall’inizio alla fine, ricordarmele, metterci dentro qualcosa di mio.

 

Speriamo, che sia la volta buona, va’.

“L’isola petrosa, ulivi e armenti sopra ogni collina” – parte 1

by roiability on agosto 26, 2013

Quest’estate ho fatto una vacanza bellissima. Sono partita da sola con lo zaino e ho volato sul mio primo volo di linea dopo anni, sono arrivata ad Atene dove la metro ti porta in centro, sono scesa dalla metro, ho alzato gli occhi e ho visto l’acropoli. Ad Atene, ovunque sei, vedi l’acropoli. Nello zaino c’era parecchia roba perché sapevo di dover passare qualche giorno in città, qualche altro in moto, poi un po’ di tempo al mare, sull’isola, a nuotare. Pieno ma non pesante. L’ostello che avevo scelto si è rivelato fantastico, in una di quelle zone centrali (Psirri) che son state degradate negli anni Ottanta, poi risollevate dalle mode dei Duemila, e ora sono finalmente lasciate in pace, con qualche bar un po’ scrauso e qualcuno un po’ meno, un parcheggio per auto a pochi soldi e qualche matto ubriaco che si trascina sull’asfalto tipo serpente.
L’ostello ha una hall molto carina e i letti a castello di legno ikea, ma soprattutto persone di ogni razza e religione, che era un po’ lo scopo del viaggio.

Susanna mi attacca bottone subito, ero entrata nella stanza da un nanosecondo, lei era lì da dieci minuti, faceva giustamente gli onori di casa. È nata a Sarajevo ma cresciuta nella provincia tedesca che critica aspramente, finita poi sei mesi fa a fare la hostess a Dubai per girare il mondo e staccare un po’ la testa (hai capito?).

mappa atene

Ce l’ha parecchio con gli inglesi e i francesi che si son spazzati via tutti i resti delle civiltà antiche, Grecia ed Egitto, di questi tempi è un leit motiv che si sente parecchio, in queste zone. Sta leggendo il nome della rosa ma mi chiede per favore di non spoilerare, rifiuta i miei inviti a cena e si accoccola fuori dai teatri ateniesi a sbirciare spettacoli di danza tradizionale. Rossella è argentina e arriva qualche ora dopo, non parla molto, ma dopo qualche giorno facciamo amicizia e me la porto a spasso per Atene. Lei è cattolica come me e condivide il mio stupore per le opere contemporaneee di arte ortodossa, che invece Susanna trova scontate.
La mia visita all’acropoli, delegata all’ultimo giorno, ha veramente qualcosa di poetico. Riesco a svegliarmi alle sette (il caldo e l’aria secca di Atene mi svegliano prestissimo) e mi preparo in fretta, rinuncio alla colazione e mi precipito all’ingresso dell’acropoli, che ho capito essere più facilmente raggiungibile passando dal retro (da Tisseio, per intenderci).
La città dorme tutta, c’è solo qualche ventiquattrore aperto e dei tizi che spruzzano acqua dappertutto con una canna, per rinfrescare l’aria, credo. Sono le sette ma il sole picchia già. Io, nel dubbio, mi son coperta parecchio perché non so fino a quando resterò lassù e non voglio rischiare l’insolazione. Quindi insomma sto già sudando. Recupero un succo e qualche biscotto al baracchino sotto la scalinata e poi mi piazzo sulla panchina di fronte al cancello, tipo stalker.
Quando chiedo se posso entrare, il tizio mi risponde che la biglietteria è più in là, io gli rispondo che ho il biglietto, allora si vede costretto ad ammettere che va bene, apre alle otto.
Insomma fin tanto che sto lì vedo che gente che passa, che entra, che si piazza davanti, allora per non rischiare mi alzo e mi metto davanti alla cancellata chiusa, tipo concerto. Alle otto spaccate aprono e io mi infilo su, sbircio un po’ il teatro di Erode ma non c’è tempo, c’è fretta di Partenone, allora giro in su, e sono già ai Propilei, e c’è due o tre persone lì con me, ma forse loro non si rendono bene conto, c’è questa struttura a due ali, con delle colonne bellissime, in questo marmo chiaro, che ti chiama verso su, che ti accoglie, ti abbraccia, e se per caso di giri vedi che dall’altra parte c’è tutta la città, che questa porta gigante è una porta verso la città che si stende, larga e verde, per diversi chilometri.

Ma non c’è tempo, fa caldo, bisogna andare, allora ci passo, li attraverso, e poi arrivo e vedo una cosa controluce, una specie di cantiere, non si capisce.
Mi giro e alle spalle ho sempre i Propilei, che da dietro son quasi più belli, insomma, son proprio belli.

Mi giro e di là ci son delle cariatidi tutte diritte che fanno il loro mestiere da un bel po’, l’eretteo credo sia la parte migliore di questo spazio. Una grande piazza pietrosa, sopraelevata, con la luce radente del mattino e delle architetture maestose e pure. Non so come spiegare, forse
così. Vabe’, comunque poi me la sono data a gambe, il tempo di assaporare l’enormità del Partenone, di buttare un occhio alla città tutta attorno, di notare che le orde di turisti sbarcati dalle crociere avevano già invaso la scalinata dei propilei, ho fatto qualche altra foto al teatro di Erode, mi sono portata sul versante Est e sono sgattaiolata via da un cancello secondario, nella città ancora dormiente. Mi sono persa il tempo di Efesto, che è tipo l’unico intero (Acc!) però insomma tutto sommato la visita è stata piacevole e indolore.

Quella è stata l’ultima giornata ad Atene, in parte spesa a dormicchiare nella stanza che nel frattempo mi ero fatta dare dall’ostello, perché raggiunta dal consorte, e in parte a passeggiare per Plaka e a fare un po’ di shopping pre-partenza (e a perdere a carta di credito, vabbe’)
Il giorno dopo la partenza era stabilita per le otto e mezza, io ho sperato fino all’ultimo di riuscire a fare colazione, ma poi niente, questa cosa di mangiare al mattino è un vizio che mi farete togliere, mannaggiavvoi. Il mio zainone è stato montato incredibilmente sul portabauletto della moto , con aggiunta di zainetti e giacchette varie, e si è partiti verso nuove avventure. In particolare, alle 14:30 era fissato il ritiro dei biglietti del traghetto che ci avrebbe consegnati a Kythira, nel pomeriggio. Il traghetto partiva da Neapoli, e la strada che abbiam fatto si capisce più o meno da qua sotto.

kythira

Che la Grecia è la Puglia e che la teoria delle zolle ci aveva visto bene me l’hanno confermato le distese di ulivi e terra rossa lungo tutto il tragitto. Per gran parte autostradale, ma per fortuna (?) da Sparta in poi autostrada non ce n’è (sì, Sparta, quella Sparta) e quindi abbiamo dovuto imbracciare i nostri mezzi di navigazione e intrufolarci nelle strade della Laconia, discendendo dall’altopiano verso le coste spiaggiose e deserte. Qui è stato fatto il primo pensierino di acquisto casa. Un cosino microscopico sulla strada deserta, appena rialzato rispetto al livello delle spiagge, un posto in cui voler ritornare. Ma la strada calda e sinuosa (eh!) doveva terminare solo al porto di Neapoli (in lingua Νεάπολη Βοιών) in fondo in fondo alla Laconia, con una temperatura africana e un’ora di attesa d’imbarco.

Αθήνα – parte 2

by roiability on agosto 13, 2013

Ieri sono uscita con Rossella, era la sua ultia sera ad Atene e ancora non aveva visto l’Universita’, ho dovuto. Rossella in realta’ si chiama con una sola s, ma e’ argentina e non lo sa. E’ ingegnere civile e rimbalza tra le capitali europee dalla fine di luglio. Stanotte e’ partita per Mikonos e Santorini. Ieri sera pero’ l’ho portata a comprarsi dei sandali dal re dei sandali in una piccola traversa di Monastiraki, un tizio barbuto di mezzaeta’ con un poster di Carrie Bradshow con dedica e una quantita’ mostruosa di sandali ovunque.

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Poi ho ripetuto con lei il giro di Universita’/Accademia/Biblioteca, museo numismatico (il cortile era chiuso!), Stadio Olimpico (prima o poi riusciro’ anche a fotografarlo).
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Il tutto si e’ concluso con un cipollosissimo gyros divorato sedute sui muretti attorno all’ennesima basilica bizantina, in piazza Monastiraki.

Ma a proposito di bizantini (tadaaaaa’) ieri sono finalmente andata al Museo Bizantino e Cristiano (oooooolle’) ed e’ stato fantastico! Qui una breve antologia dei sostanziali motivi del mio entusiasmo:

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1. Si capisce. Le scritte partono dal presupposto che tu non sappia una cazzo di niente (nel mio caso era vero) e ti guidano attraverso un percorso di collegamenti e spunti incrociati. Si parte dalla nascita del cristianesimo, i primi simbolismi, le rappresentazioni di Cristo (il cristo con l’agnello riprende la classica iconografia del portatore di bambino, lo sapevate?), l’evoluzione dei simboli, attraverso l’impero d’Oriente fino alla dominazione turca, l’influenza veneziana, la lotta all’illuminismo.
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2. Lo spazio e’ bello. La corte d’ingresso e’ fighissima. E’ un percorso interessante, su tanti livelli, le esposizioni non hanno molti pezzi, ma sono ben organizzati e pienamente valorizzati dal contesto.
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3. Le informazioni contenute sono immediatamente confrontabili con la realta’ di Atene. E’ un museo bizantino della citta’ di Atene, quindi non c’e’ la raccolta completa dei mosaici di San Vitale a Ravenna. Gli affreschi presenti sono recuperati da chiese greche, presentati in maniera coerente (introduzione sulla chiesa, sul ritrovaento, sul significato dei diversi strati, quindi le opere sono analizzate singolarmente) e sempre rapportati al momento storico della citta’ e al suo significato diacronico (vado sul difficile, mi rendo conto).
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D’accordo, non sapevo niente del mondo bizantino (a proprio nisba, caput) ma il respiro e la ricchezza di questa esposizione mi ha lasciata senza fiato. Bravo!

 

P.S. Tra le cose che ho scoperto: le piccole basiliche che imperlano il tessuto della citta’ sono frutto dell’ondata di costruzioni che ha seguito la chiusura delle scuole di filosofia nel 496(tipo) e hanno caratteristiche molto peculiari. Sono di piccole dimensioni, a croce greca inscritta, di pietra con decorazioni esterne in mattoni, con una cupola ottagonale.

Αθήνα – parte 1

by roiability on agosto 11, 2013

IMG_20130811_124919IMG_20130811_121147IMG_20130811_120033IMG_20130811_121250Passeggiata introduttiva con Manos. Cose che ho imparato:
Quando nessuno se la filava, Atene era sotto occupazione turca, e ci rimase fino al 1830. Il 1830 e’ una data che ricorre nei racconti di Manos; e’ l’anno in cui Atene torna ad essere una citta’, l’anno in cui compaiono i primi edifici pubblici e in cui si ricomincia la costruzione.
L’occupazione turca vedra’ Salonicco adornata di monumenti e nuove costruzioni, lasciando ad Atene la sola possibilita’ di costruire piccole case private.
Del periodo precedente la “rinascita” ad Atene resta solo la cultura bizantina, che invade piccole cappelle e basiliche sparse per la citta’ e un grande museo poco distante dalla Piazza del Parlamento, Sintagma. (museo che sara’ la prossima tappa della vostra inviata).
Arriviamo quindi al 1830, perche’ il nostro primo tour e’ un tour “moderno”, abbraccia quindi il periodo che comincia con il regno austriaco che porta ad Atene tre bellissimi edifici: L’universita’, L’Accademia e la Biblioteca Nazionale. Costruite da un allievo dell-architetto viennese Schinkel, questi edifici presentano una bellezza neoclassica, arricchita da un apparato decorativo ancora deciso e talvolta ispirato a motivi bizantini. Sono di gran lunga gli edifici moderni piu’ belli visti ad Atene, ma questo non diciamolo a Manos.
Queste tre costruzioni volevano essere il simbolo della rinascita ateniese, in un momento in cui gran parte della popolazione era ancora analfabeta (si visiti a proposito il museo della cultura ateniese ospitato da una delle ville padronali piu’ belle sul viale Vasilissis Sofias) e furono ispirate (per non dire copiate) ad alcuni dei principali edifici viennesi. Ma poi, voglio dire, quello che funziona.
Le foto di questi tre edifici non le ho fatte perche’ era buio e perche’ mi state fondamentalmente sulle balle.
Atene parte 1 finisce qua.
Qui sopra vi beccate le foto che ho fatto stamattina all’agora’ e alla Stoa’ di Attalo. Ma senza commentario.