il mio pane senza impasto

(riassunto delle puntate precedenti)
1.Il signor Jim Haley, proprietario della Sullivan St Bakery di New York, ha inventato un pane così facile da fare che anche un bambino di sei anni (nel video lui dice di quattro) può fare un pane più buono di quello di un panettiere.
Io non ho seguito da vicino la vicenda, ma ho scoperto i fatti in seguito grazie a questo bellissimo post di comidademama, pieno di link alle cose giuste per approfondire l’argomento.
2. Il signor Storvandre con cui convivo da mesi spesso si diletta nella panificazione, che nel suo caso è l’appallottolamento e cospargimento di semi da effettuarsi su impasto acquistato al Pam. Ma noi questo non possiamo più permetterlo.

Se ne deduce che, con i miei tempi, mi sono eventualmente dedicata alla suddetta panificazione, seguendo la ricetta di comidademama (italianizzata), con risultati che giudicherete.

 

ingredienti:

    1. 500 g di farina
    2. un cucchiaino di sale
    3. 2,5 g di lievito di birra fresco
    4. mezzo litro d’acqua


ho sciolto il lievito nell’acqua tiepida e l’ho aggiunto alla farina già salata. poi ho cercato di dargli una forma di palla, raccogliendo tutto con le mani e l’ho messo in una ciotola.

l’ho lasciato su uno scaffale del soggiorno per trenta ore (che sono tantissime ma non avevo scelta) coperto da una pellicola.

si presentava come un blob bollicinoso e ho cercato di rovesciarlo sul piano infarinato (senza riuscirci tantissimo) e fare quella cosa dei bordi; la cosa dei bordi è: tiri un lembo del magma verso il lato opposto a dove l’hai preso, poi di nuovo con gli altri tre spigoli immaginari. dovresti aver spolverato di farina, prima di fare quest’operazione; io ho spolverato tantissimo e alla fine della cottura si vedeva ancora un po’ di farina dentro. se non hai capito l’operazione degli spigoli (non è colpa tua) guardala qui.
L’ho lasciato riposare un quarto d’ora coperto da una pellicola

poi l’ho riempito di semi di sesamo sopra e sotto (girarlo non è proprio un gioco da ragazzi)  e l’ho avvolto in uno strofinaccio in cui l’ho lasciato riposare altre due ore

 

(mentre installavo ICS sul Galaxy S, nota che non c’entra niente)

Dopo circa un’oremmezzo ho acceso il forno a duecentotrenta gradi con dentro la pentola di ghisa in cui avrei cotto il pane.
Dopo due ore si prende il pane e lo si ietta violentemente dentro la pentola incandescente, si copre con un foglio di alluminio (nel mio caso; meglio sarebbe un coperchio ma io nuncellò) e lo si lascia cuocere mezz’ora così.
Poi si toglie l’alluminio e si lascia ancora almeno dieci minuti fino alla doratura desiderata (e qui il forno mi ha abbandonato e non si è dorato per niente, ma vabe’)

Stamattina il consorte ha avuto l’onore dell’assaggio e ha detto che era “assolutamente da rifare, uguale a quello della panetteria” U_U

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